Vent'anni di passione: quando il motociclismo era (già) un'altra cosa
C'è un fascino speciale nel guardarsi indietro, soprattutto quando si parla di moto. Come raccontato da Ultimate Motorcycling in una recente lettera del direttore, il 2026 segna il ventesimo anniversario del primo numero curato dall'attuale team redazionale. Correva il 2006, e il mondo delle due ruote era molto diverso da oggi. La pubblicazione, allora nota come Robb Report MotorCycling, presentava contenuti che oggi definiremmo quasi vintage, ma che già tracciavano le linee guida di un modo di raccontare le moto che ancora ci appassiona.
Prove su strada (e in pista) che hanno fatto storia
Nel numero del maggio/giugno 2006, le prove moto – all'epoca chiamate "Alchemy", oggi "UM Tests" – erano molto più sintetiche rispetto agli standard attuali. Niente scheda tecnica, nessun dato superfluo: si andava dritti al punto, con test brevi ma incisivi. E la fotografia, firmata da maestri come Kevin Wing, era già di livello mondiale.
Tra le prove più interessanti spiccava il confronto tra Benelli TNT Café Racer e Sport, curato da Jeff Buchanan, predecessore dell'attuale direttore. Un test che celebrava le esotiche italiane con un tono che oggi definiremmo quasi poetico: "Mama Benelli sarebbe stata orgogliosa", scrisse Buchanan. Per il lettore italiano, è impossibile non notare come la Benelli di allora fosse già un simbolo di stile e carattere, un'eredità che la casa di Pesaro ha saputo portare avanti fino ai giorni nostri, sebbene con alterne fortune nel mercato nazionale.
Sul fronte delle sportive pure, Arthur Coldwells portò la Honda CBR1000RR sul circuito di Buttonwillow, in California. Le sue conclusioni sono una capsula del tempo: "Con un'attenzione incredibile ai dettagli, la CBR1000RR è meglio che mai, senza mai perdere di vista l'obiettivo Honda di fornire moto che possiamo effettivamente usare". Curiosamente, Coldwells citava già il successo di James Toseland e del team Winston Ten Kate nel Mondiale Superbike, a dimostrazione di come il legame tra stradale e competizione fosse già allora fortissimo. Per i motociclisti italiani, abituati a vedere le Honda dominare le nostre strade, queste parole suonano ancora oggi familiari.
Avventura e personalizzazione: il sapore di un'epoca
Non mancavano le avventurose. La prova dell'Aprilia ETV 1000 Caponord, firmata dallo stesso direttore, è forse una delle più profetiche: "I piani per lunghe escursioni fuoristrada probabilmente verranno accantonati per un'altra moto, mentre alcune strade asfaltate meno battute saliranno allo status di 'must-ride' su quella che potrebbe diventare una moto spesso scelta nella tua stalla". Parole che, a distanza di vent'anni, fotografano perfettamente l'evoluzione delle adventure bike in Italia, dove l'asfalto è ancora il terreno preferito dalla stragrande maggioranza dei possessori di maxi-enduro.
E poi c'era il mondo delle custom, con la Victory Vegas Jackpot di Arlen Ness, una serie limitata a soli 250 esemplari, descritta come "più rara di una fila di sette sul strip di Las Vegas". Un pezzo firmato dal compianto Mike Schulte, uno dei grandi collaboratori della rivista, che con le sue parole sapeva trasformare una semplice prova in un racconto. Per il pubblico italiano, abituato a vedere le Victory come un'alternativa moderna e coraggiosa alle Harley, questo test rappresenta un tuffo in un'epoca in cui il custom americano stava vivendo una seconda giovinezza.
Completavano il quadro due feature di grande respiro: un viaggio in Big Sur su Honda Interceptor e Triumph Sprint ST, e un reportage dal Wyoming in sella a una Harley-Davidson Electra Glide Classic. Infine, un volo in Spagna per provare la Ducati Monster S4Rs all'Ascari Race Resort, un circuito che ancora oggi è meta ambita per gli appassionati italiani in cerca di emozioni forti.
Guardare indietro, a volte, è il modo migliore per capire quanto lontano siamo arrivati. E per ricordarci che la passione per le moto, in fondo, non è mai cambiata.
