Addio Alex Zanardi, il grande campione che ci ha insegnato a non mollare mai

Addio Alex Zanardi, il grande campione che ci ha insegnato a non mollare mai

Il 1° maggio 2026, Alex Zanardi si è spento serenamente a 59 anni. Un campione che ha ispirato generazioni con la sua forza e determinazione.

MPRedazione MotoPaddock
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L’ultimo giro di Alex Zanardi: quando l’eroe ci lascia, ma il suo insegnamento resta

C’è un silenzio che pesa più di mille parole, oggi, nei box e nei paddock di tutto il mondo. Alex Zanardi ci ha lasciati. Il 1° maggio 2026, all’età di 59 anni, il campione bolognese si è spento serenamente, circondato dall’affetto dei suoi cari, come ha comunicato la famiglia. Avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 23 ottobre. Una data che molti di noi, appassionati di motori, avevano già segnato in agenda, nella speranza di poterlo festeggiare ancora una volta. Invece, come riportato dalla nostra fonte Moto.it, «quando se ne vanno le persone belle, lasciano un vuoto che non si riempie».

Per chi scrive, la notizia è arrivata in una giornata di sole, in pieno clima di festa. Una contraddizione che rende tutto ancora più surreale. Non ho mai avuto la fortuna di stringere la mano ad Alex Zanardi, ho solo sfiorato l’incontro in un paio di occasioni professionali, e so che questo rimarrà per sempre un rammarico. Perché lui, con quel sorriso che si sporcava di lacrime, era uno di quelli che ti cambiavano dentro, anche solo guardandolo da lontano.

Da Castel Maggiore alla conquista dell’America

Alessandro Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966, figlio di un idraulico e di una sarta. La sua storia è quella di un ragazzo normale, cresciuto a Castel Maggiore, a cui il padre regala il primo kart a 14 anni. Un gesto semplice che cambia il corso del destino. Dopo anni di gare nei kart, debutta in Formula 1 nel 1991 con la Jordan, passando poi per Minardi, Lotus e Williams. Una carriera nel Circus mai realmente decollata, frenata da monoposto poco competitive e da un’esuberanza in pista che non lo rese mai popolarissimo tra i colleghi.

La svolta arriva nel 1997, con il passaggio alla Formula CART americana. Lì, Alex trova la macchina giusta e l’ambiente perfetto. Tre vittorie già al primo anno, due titoli mondiali consecutivi nel 1997 e nel 1998. Era quello il vero Zanardi: il campione che finalmente poteva esprimere tutto il suo talento.

Il pomeriggio maledetto in Germania e la risalita

Poi arrivò quel maledetto pomeriggio sul circuito del Lausitzring, in Germania. A tredici giri dalla fine, uscendo dai box, Zanardi perse il controllo della vettura, forse per acqua e olio sulla traiettoria. La sua Reynard Honda si intraversò in mezzo alla pista, proprio mentre sopraggiungeva ad alta velocità Alex Tagliani. L’impatto fu devastante: la monoposto fu spezzata letteralmente in due e Zanardi perse entrambe le gambe, rischiando di morire dissanguato.

Molti di noi hanno ancora quelle immagini tremende davanti agli occhi. Dopo 16 operazioni chirurgiche e 7 arresti cardiaci, Zanardi sopravvisse. Un miracolo. Ma per lui non era abbastanza: tornò a gareggiare in automobile con comandi adattati e vinse ancora. Poi scoprì l’handbike, diventando campione paralimpico con quattro ori olimpici e ambasciatore BMW. Una vita spesa a dimostrare che i limiti esistono solo nella testa.

Il terzo incidente e il silenzio

Dal 2020, dopo il terzo grande incidente della sua vita — un terribile schianto in handbike durante un evento di solidarietà — Alex era rimasto lontano dai riflettori. Un silenzio che tutti noi abbiamo rispettato, sperando sempre in un’altra delle sue incredibili resurrezioni. Alle volte, però, anche gli eroi ci lasciano. E il vuoto che lasciano è enorme, perché tutti speravamo di rivederlo di nuovo, di sentire ancora una sua parola, di scorgere il suo sguardo fiero rialzarsi per l’ennesima volta.

Oggi, il mondo dei motori e dello sport italiano perde un gigante. Ma il suo insegnamento rimane: non mollare mai. E per noi motociclisti, che ogni giorno affrontiamo l’asfalto e i suoi pericoli, quella lezione vale più di qualsiasi trofeo. Ciao Alex, e grazie.

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