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Harley-Davidson tra moto troppo care e giovani assenti: cosa succede

Harley-Davidson lancia il piano Back to the Bricks per quadruplicare la redditività, ma deve fare i conti con listini troppo alti e la fuga dei giovani acquirenti.

Harley-Davidson tra moto troppo care e giovani assenti: cosa succede

Harley-Davidson: un futuro incerto tra listini stellari e la fuga dei giovani

La casa di Milwaukee ha un nuovo piano, ambizioso, forse troppo. Si chiama “Back to the Bricks” e, secondo quanto riportato da Motoblog, punta a quadruplicare la redditività dei concessionari entro il 2029. Un target che, sulla carta, suona come un proclama di rinascita. Ma la realtà del mercato, specialmente quella che si respira tra le curve delle nostre Alpi e nelle concessionarie italiane, racconta una storia molto diversa.

Il nuovo CEO Artie Starrs ha ereditato una situazione complessa. Il marchio americano per eccellenza, che per decenni ha cavalcato l’onda del sogno a stelle e strisce, si trova oggi a fare i conti con un calo strutturale delle vendite, una rete di concessionari in sofferenza e, soprattutto, un pubblico che invecchia senza essere sostituito. Il problema, come emerge dall’analisi di Motoblog, non è solo congiunturale: è generazionale.

Il peso di un listino che spaventa

Il nodo centrale è il prezzo. Mentre il mercato globale, e quello italiano non fa eccezione, premia modelli più accessibili e leggeri, Harley-Davidson continua a proporre listini che per molti modelli della gamma principale superano agevolmente i 20.000 o 25.000 euro. Una cifra che, in un periodo di inflazione elevata e tassi di interesse alti, rappresenta una barriera d’ingresso ormai insormontabile per un giovane appassionato o per un millennial con un mutuo da pagare.

I numeri parlano chiaro: la generazione dei baby boomer, che ha costruito il mito delle maxi cruiser e delle bagger imponenti, oggi acquista meno. I nuovi motociclisti, invece, guardano altrove. Marchi come Royal Enfield, Triumph e persino il colosso cinese CFMoto stanno rosicchiando quote di mercato proponendo moto semplici, di cilindrata media e con un rapporto qualità-prezzo che la Casa di Milwaukee fatica a eguagliare. È il trionfo della sostanza sul mito.

Un piano ambizioso in un contesto che cambia

Il cuore del piano “Back to the Bricks” è chiaro: aumentare la redditività della rete vendita puntando sui segmenti forti del marchio, ovvero motociclette, accessori, abbigliamento e merchandising. Peccato che, come sottolineato dalla fonte, negli ultimi anni molte concessionarie abbiano chiuso o siano state cedute. Il mercato delle grandi moto premium si è progressivamente ridotto, e fuori dagli Stati Uniti il fenomeno è ancora più marcato.

Per il motociclista italiano, abituato a destreggiarsi tra traffico cittadino e tornanti appenninici, una moto che pesa oltre 300 kg e costa come una citycar è un oggetto sempre più difficile da giustificare. Il sogno americano si scontra con la praticità e con le tasche degli appassionati, che oggi premiano le adventure di media cilindrata, le naked economiche e le entry-level.

E poi c’è l’elettrico. Il progetto LiveWire, nato con l’intento di traghettare il marchio nel futuro, continua a generare perdite e non ha ancora raggiunto volumi significativi. Mentre altri costruttori investono su modelli elettrici più piccoli, semplici e accessibili, Harley-Davidson sembra ancora alla ricerca di una quadra. Un ritardo strategico che, in un mercato in rapida evoluzione come quello delle due ruote, potrebbe costare caro.

Il “Back to the Bricks” è quindi un sogno o una necessità? Per ora, l’impressione è che la Casa di Milwaukee stia cercando di correre più veloce del suo stesso mito. E in un mondo che cambia, a volte, rallentare per capire dove andare è la scelta più saggia.

Fonte originale

https://www.motoblog.it/post/harley-davidson-tra-moto-troppo-care-e-giovani-assenti-cosa-succede
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