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Jack Miller ha le sue idee per la Moto3

La Moto3 si prepara a una svolta epocale dal 2028, con l'introduzione di motori bicilindrici da 700cc. Jack Miller esprime le sue idee su questa rivoluzione.

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Jack Miller ha le sue idee per la Moto3

Mentre il paddock della MotoGP è in fermento per i nuovi regolamenti tecnici previsti per il 2027, all'orizzonte si profila una rivoluzione ancora più drastica per la "entry class". Dal 2028, sebbene manchi ancora la conferma ufficiale, la Moto3 si appresta a dire addio alle attuali monocilindriche 250 prototype per abbracciare motori bicilindrici da 700cc derivati dalla produzione di serie. Una svolta epocale che ha acceso il dibattito tra gli addetti ai lavori, tra cui spicca la voce autorevole di Jack Miller.

L’australiano, che nel 2015 compì lo storico e rischioso salto diretto dalla Moto3 alla MotoGP, ha espresso perplessità sulla direzione intrapresa. Secondo "Thriller", il problema della categoria non risiede nella cubatura del motore, ma in un altro elemento tecnico fondamentale: gli pneumatici.

Meno grip per far emergere il talento

La tesi di Miller è controcorrente ma pragmatica. Negli ultimi vent'anni, la tendenza in tutte le classi del Motomondiale è stata quella di aumentare l'impronta a terra delle coperture. In Moto3, questo eccesso di grip permetterebbe ai piloti di "osare tutto", livellando le prestazioni e nascondendo le differenze di talento puro.

"Penso che riducendo semplicemente la larghezza della gomma ci si divertirebbe di più e si esprimerebbe meglio il talento," ha dichiarato Miller. Secondo il pilota KTM, un'impronta a terra ridotta renderebbe la guida più tecnica e meno dipendente dall'elettronica o dalla perfezione del set-up, permettendo ai piloti più dotati di fare la differenza in curva e in fase di trazione.

Il nodo sicurezza e il paragone con la Supersport 300

Un altro punto centrale del dibattito è la sicurezza. La Moto3 attuale è spesso criticata per le gare "a pacchetto", dove decine di piloti restano incollati fino all'ultimo giro, aumentando esponenzialmente il rischio di contatti e incidenti gravi. Miller vede parallelismi preoccupanti con la Supersport 300, categoria che ha vissuto momenti tragici negli ultimi anni.

"Per me la Supersport 300 era la gara più pericolosa perché le moto non avevano potenza e montavano pneumatici molto grandi," ha spiegato l’australiano. Quella combinazione favoriva il gruppo compatto. Per Miller, qualsiasi sistema che aiuti a sgranare il gruppo e a premiare l'abilità individuale è un passo avanti per la sicurezza, anche se non è convinto che il motore da 700cc sia l'unica soluzione possibile.

Filosofia GP contro derivate di serie: il dubbio sui costi

L'introduzione di motori bicilindrici 700cc di derivazione stradale (un segmento che sul mercato italiano sta dominando le vendite con modelli come la Yamaha MT-07 o l'Aprilia RS 660) risponde a una logica di mercato e di costi. Tuttavia, Jack Miller solleva un dubbio che attanaglia molti puristi: i Gran Premi dovrebbero restare la culla dei prototipi.

Miller è scettico anche sul reale risparmio economico: "Non credo che un motore derivato dalla produzione renderà le cose più economiche per i team. Sarebbe meglio avere un motore specifico costruito per le corse, con il cambio giusto". Il timore è che le modifiche necessarie per rendere "racing" un propulsore stradale finiscano per annullare il vantaggio economico iniziale, allontanando la Moto3 dalla sua natura di laboratorio tecnologico.

Per i giovani piloti italiani che sognano il mondiale, il passaggio al 700cc rappresenterebbe un cambiamento radicale nello stile di guida, avvicinando la propedeutica alla realtà delle medie cilindrate stradali, ma rischiando di perdere quel DNA da "prototipo in miniatura" che ha caratterizzato la classe fin dai tempi delle gloriose 125 a due tempi.

Fonte: moto.it

#Moto3#Jack Miller#regolamenti
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