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Nico Cereghini: “Marc Marquez, un eroe per chi lo ama, un furbastro per l’altro schieramento”

La caduta di Marc Marquez a Jerez e la sua manovra fulminea per cambiare moto hanno diviso i fan. Il regolamento parla chiaro: genio o furbata?

Nico Cereghini: “Marc Marquez, un eroe per chi lo ama, un furbastro per l’altro schieramento”

Il caso Marquez a Jerez: genio o furbata? Il regolamento parla chiaro

La scena è ormai impressa nella mente di ogni appassionato di MotoGP: Jerez, gara sprint, pioggia improvvisa. Marc Marquez cade all’ultima curva del giro numero otto, quando mancano soltanto quattro tornate al termine. Sembra finita, e invece no. Il campione di Cervera, con un riflesso da felino, tiene acceso il motore, aspetta che passino gli avversari, taglia la pista passando dal prato e si infila nella corsia dei box per cambiare moto. Una manovra fulminea che ha scatenato un dibattito infinito tra chi lo esalta come un eroe e chi lo dipinge come un furbastro.

Come racconta Nico Cereghini su Moto.it, la vicenda ha diviso il paddock e il pubblico in due fazioni inconciliabili. Da un lato chi venera Marquez e vede in quel gesto la prova della sua genialità: “Perbacco, ma l’avete vista la rapidità con cui ha risollevato la sua moto? Uno così va premiato a prescindere, altro che castigato!”. Dall’altro chi lo detesta e grida allo scandalo: “Basta, gli lasciano fare ciò che vuole, non se ne può più, fermatelo!”. Ma al di là delle tifoserie, cosa dice davvero il regolamento?

La lettera della norma e lo “spirito” tradito

Secondo quanto diffuso da Moto.it, l’episodio non è stato nemmeno investigato dai commissari, che lo hanno subito considerato legittimo. Il motivo? Un “foglio di informazioni” distribuito alla vigilia della gara a Jerez specificava che sulla corsia di accesso ai box non si può tagliare la linea bianca interna, ma non prendeva in considerazione quella esterna. Ed è proprio quella esterna che Marquez ha valicato dopo il taglio nel prato.

Il regolamento FIM, poi, è ancora più chiaro: si limita a dire che “il pilota deve entrare nella corsia dei box, attraversando il punto di riferimento temporale di ingresso designato”. Un post dell’organizzatore ha ulteriormente precisato che Marquez è entrato nella pit lane superando il Pit Lane Entry Timing Point, ovvero il punto dove è segnalato il limite di 60 km/h. E la conclusione è lapidaria: “Non esiste una regola specifica che imponga ai piloti di entrare nella pit lane da un punto prestabilito”.

Dunque, dal punto di vista formale, Marquez era in regola. Ma è altrettanto vero, come sottolinea Cereghini, che “probabilmente lo spirito del regolamento è stato tradito davvero e si sono create condizioni di pericolo che non erano state previste e forse lo saranno in futuro”. Perché se è vero che il campione ha agito d’istinto, è anche vero che la sua manovra ha creato un potenziale rischio per sé e per gli altri piloti in pista.

L’istinto del campione e il futuro delle regole

Al di là delle polemiche, resta l’ammirazione per la prontezza di riflessi di Marquez. Come scrive Cereghini, “lui ha deciso lì per lì con l’istinto del campione che non molla. Deve essersi detto: ‘sono riuscito a tenere acceso il motore prendendo in mano la frizione, il box è qui vicino, lascio passare chi arriva, attraverso la pista il prima possibile, entro, cambio la moto e via’”. Una reazione che forse Quartararo avrebbe avuto, ma che Zarco, per esempio, non ha avuto: il francese, caduto all’ultima curva, ha deciso di non rientrare, tornando indietro.

Simon Crafar, il capo del panel disciplinare della MotoGP, non ha aperto discussioni sulle regole, limitandosi a far rispettare quelle scritte. Ma è evidente che il caso Marquez potrebbe portare a un chiarimento normativo per il futuro, magari con l’introduzione di un punto di ingresso obbligatorio nella pit lane. Per ora, però, l’unica certezza è che Marc Marquez ha vinto la sua battaglia, sia in pista che nelle aule dei commissari. E per i motociclisti italiani, abituati a destreggiarsi tra norme spesso ambigue, resta una lezione: a volte, l’interpretazione della regola conta più della regola stessa.

Fonte originale

https://www.moto.it/news/nico-cereghini-marc-marquez-un-eroe-per-chi-lo-ama-un-furbastro-per-laltro-schieramento.html
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