Monopattini elettrici, il caos del targhino: tra appuntamenti introvabili e polizze fantasma
Mancano pochi giorni alla scadenza del 16 maggio, data in cui diventerà obbligatorio il contrassegno identificativo – il cosiddetto “targhino” – per tutti i monopattini elettrici. E, come spesso accade quando si introducono nuove normative sulla mobilità leggera in Italia, il sistema sta già mostrando le prime crepe. A lanciare l’allarme è il sito InSella, che con un dettagliato report firmato da Riccardo Allegro denuncia una situazione già al collasso, con le Motorizzazioni Civili prese d’assalto e una certa confusione sul fronte assicurativo.
La legge 177/2024 ha introdotto due obblighi principali: il targhino, appunto, e la copertura assicurativa RC. Se per quest’ultima è stato concesso un rinvio al 16 luglio 2026, per il contrassegno adesivo non c’è più tempo. E il problema, come spesso accade, non è tanto la norma in sé, quanto la sua applicazione pratica.
Motorizzazione sotto assedio: il vero nodo sono gli slot
Sulla carta, la procedura per ottenere il targhino è lineare: si presenta domanda tramite il Portale dell’Automobilista o ci si affida a un’agenzia di pratiche auto. Il passo successivo, però, è obbligatorio e prevede un passaggio fisico in Motorizzazione Civile per il ritiro del contrassegno. Ed è qui che, secondo quanto riportato da InSella, la situazione si fa critica.
In molte sedi italiane, gli appuntamenti disponibili sono già saturi. Con l’obbligo che riguarda un numero potenzialmente enorme di utenti – si pensi a città come Roma, Milano o Napoli – la macchina organizzativa sembra essere partita in ritardo, con tempistiche troppo strette per gestire il carico di lavoro. Il rischio concreto, segnala la fonte, è che molti possessori di monopattini si trovino impossibilitati a completare la procedura entro il 16 maggio, pur avendo avviato regolarmente la richiesta. Una situazione paradossale, che rischia di generare un contenzioso tra cittadini in regola con la domanda e forze dell’ordine chiamate a far rispettare una scadenza impraticabile.
Assicurazione: attenzione alle polizze “farlocche”
Se per il targhino il problema è la burocrazia, per l’assicurazione il pericolo è ben più subdolo. Il rinvio al 16 luglio ha concesso una boccata d’ossigeno, ma non ha risolto un nodo fondamentale: non tutte le polizze che citano i monopattini elettrici sono valide ai fini di legge.
InSella mette in guardia da un fenomeno già diffuso online. Molte compagnie offrono coperture che includono il monopattino elettrico, ma solo all’interno della responsabilità civile del capofamiglia. Una soluzione che, sulla carta, sembra economica e veloce, ma che in realtà non rispetta i requisiti previsti dalla normativa. La legge, infatti, richiede una vera e propria RC auto, con massimali specifici e conforme ai criteri previsti per i veicoli a motore. Tradotto: chi sottoscrive una polizza generica rischia di scoprire, al momento di un sinistro o di un controllo, di non essere coperto. Un errore che potrebbe costare caro, sia in termini economici che legali.
Cosa cambia per i motociclisti?
A prima vista, la normativa sui monopattini potrebbe sembrare lontana dal mondo delle due ruote a motore. In realtà, il tema tocca da vicino anche i motociclisti. Perché una regolamentazione seria della micro-mobilità elettrica significa più chiarezza sulle strade, meno veicoli “fantasma” che circolano senza targa né assicurazione e, di conseguenza, una maggiore responsabilità per tutti gli utenti della strada.
Inoltre, il caos organizzativo che sta emergendo per i monopattini è un campanello d’allarme per il futuro. Se il sistema si inceppa per un veicolo leggero come un monopattino, cosa succederà quando arriveranno obblighi simili per altre categorie di veicoli elettrici leggeri? La lezione, per chi guida moto e scooter, è chiara: quando lo Stato introduce nuove regole, spesso la macchina burocratica non è pronta. Meglio muoversi con largo anticipo, verificare personalmente la documentazione e, nel dubbio, affidarsi a professionisti del settore.
Per ora, l’unica certezza è che il 16 maggio si avvicina e che, tra appuntamenti introvabili e polizze sbagliate, il rischio di trovarsi in infrazione è altissimo. La palla passa ora alle istituzioni: servirà una proroga o una gestione più flessibile delle scadenze? I prossimi giorni saranno decisivi.
