MotoGP 2026. Alex Rins attaccato da Scott Redding: “Non è costante”
Scott Redding non le manda a dire e punta il dito contro Alex Rins, mettendo in discussione il suo rendimento e la sua permanenza in MotoGP 2026.

Nel paddock della MotoGP le scintille non mancano mai, nemmeno quando i motori sono spenti. Questa volta a gettare benzina sul fuoco è Scott Redding, pilota noto per non avere troppi peli sulla lingua, che ha puntato il mirino contro Alex Rins. L'attuale portacolori della Yamaha ufficiale è finito al centro di una critica feroce che mette in discussione non solo il suo rendimento, ma persino la legittimità della sua presenza sulla griglia di partenza della classe regina.
L'attacco di Redding: "Questione di passaporto"
Intervenuto nel podcast Full Chat, Redding ha analizzato senza filtri la situazione del pilota catalano. Secondo l'inglese, la permanenza di Rins in un team ufficiale come Yamaha non sarebbe giustificata dai risultati recenti, bensì da dinamiche extra-sportive.
"Ci sono alcuni ragazzi... Non voglio togliere nulla a nessuno di loro, ma ci sono piloti come Alex Rins che corrono con una Yamaha ufficiale da un paio d'anni... Perché?", ha esordito Redding. "È un buon pilota, ma ha avuto molti infortuni e non è costante". Il punto focale della critica di Scott, però, riguarda la nazionalità: "Non dovrebbe essere così, ma è spagnolo. Potrebbe esserci qualche piccolo collegamento a un certo punto che lo aiuti". Un'allusione neanche troppo velata al peso politico e commerciale dei piloti iberici nel Motomondiale.
Il calvario di Rins: da Suzuki a Yamaha
A onor del vero, la carriera di Alex Rins ha subito una brusca frenata dopo l'addio della Suzuki alla MotoGP. Da quel momento, per il talentuoso pilota di Barcellona, nulla sembra essere andato per il verso giusto. L'ultimo acuto risale ad Austin 2023, quando riuscì nell'impresa di portare la Honda LCR di Lucio Cecchinello sul gradino più alto del podio. Un successo isolato, seguito da un gravissimo infortunio alla gamba sinistra che lo ha tenuto lontano dalle piste per gran parte della scorsa stagione.
Il passaggio in Yamaha non ha portato la svolta sperata. La M1 sta attraversando uno dei periodi più bui della sua storia tecnica e Rins, complice una condizione fisica non sempre ottimale e una moto poco competitiva, si è ritrovato spesso confinato nelle retrovie. Sebbene il pilota abbia confermato che i problemi fisici siano ormai alle spalle, i risultati faticano ad arrivare, alimentando i dubbi espressi da Redding sulla sua costanza.
Il futuro: 2026 e l'ombra di Ai Ogura
Il contratto che lega Rins alla casa di Iwata scadrà alla fine del 2026. Tuttavia, le nubi sul suo futuro oltre quella data sono già fitte. Secondo quanto riportato, la Yamaha avrebbe già pianificato il dopo-Rins, puntando su Ai Ogura per affiancare Jorge Martin a partire dal 2027.
Questa prospettiva mette Alex in una posizione scomoda: a trent'anni, con pochi posti disponibili nei team ufficiali e un mercato che punta sempre più sui giovani talenti, le alternative sembrano scarseggiare. Un eventuale declassamento in un team satellite non appare al momento tra le opzioni più probabili, sollevando lo spettro di un possibile ritiro o di un addio forzato alla classe regina.
Cosa significa per il mercato piloti
Per gli appassionati italiani, la questione sollevata da Redding tocca un nervo scoperto: il "peso" delle nazionalità nel paddock. Spesso si discute di come i piloti spagnoli e italiani dominino le griglie, e le parole di Redding non fanno che alimentare il dibattito sulla meritocrazia pura contro le logiche commerciali. Per Rins, le prossime stagioni saranno decisive: dovrà dimostrare in pista che la sua velocità, quella che lo ha portato a vincere con Suzuki e Honda, è ancora intatta, mettendo a tacere le critiche di chi lo vede nel Mondiale solo per "diritto di nascita".
Fonte: moto.it
Fonte originale


