MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Davide Brivio: "Valentino Rossi ha cambiato la mentalità di Yamaha. Per dei secondi posti, a cena... non si parlava!"

MotoGP 2026. ESCLUSIVO - Davide Brivio: "Valentino Rossi ha cambiato la mentalità di Yamaha. Per dei secondi posti, a cena... non si parlava!"

Davide Brivio, oggi team principal Trackhouse, svela in esclusiva come Valentino Rossi abbia cambiato la mentalità di Yamaha, portando la Casa giapponese a credere nella vittoria.

MPRedazione MotoPaddock
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Il giorno in cui Yamaha cambiò marcia: Brivio svela l’intuizione Rossi

C’è un prima e un dopo Valentino Rossi nella storia della MotoGP, ma forse non tutti sanno quanto quel “dopo” sia stato cruciale anche per la mentalità di una Casa come Yamaha. A raccontarlo, con la lucidità di chi quella scommessa l’ha vissuta in prima linea, è Davide Brivio, oggi team principal di Trackhouse (il team satellite Aprilia) e all’epoca mente dell’operazione che portò il Dottore in sella alla M1.

In un’intervista esclusiva rilasciata a moto.it, Brivio ripercorre le tappe di un accordo che sembrava quasi impossibile, svelando retroscena inediti su quei giorni in cui la Casa di Iwata non vinceva un titolo da oltre un decennio. Un periodo in cui, per usare le sue parole, “per dei secondi posti, a cena non si parlava”.

La scommessa di Iwata: “Se vieni tu, possiamo vincere”

Il contesto di inizio millennio era netto: la Honda dominava, spesso portando tre piloti sul podio. La Yamaha, dal canto suo, era reduce da un digiuno di successi che durava dai tempi di Wayne Rainey. “La situazione tra Yamaha e Honda era quasi diametralmente opposta”, spiega Brivio. “Noi ritenevamo che senza un pilota di quel livello non avremmo potuto vincere. La Honda, invece, pensava che la loro moto fosse talmente superiore da imporsi con chiunque”.

Da qui nasce l’intuizione: offrire a Rossi proprio ciò che cercava. Il Dottore voleva dimostrare di non essere solo un prodotto della superiorità tecnica della Honda, e la Yamaha aveva bisogno di un campione per rompere l’egemonia. “Il nostro approccio fu: se tu vieni da noi possiamo vincere, se non vieni sarà molto difficile. Avevamo lo stesso interesse”, ricorda Brivio.

Ma non tutti in Yamaha erano convinti. Brivio svela che all’interno della Casa giapponese c’erano due correnti di pensiero: “Una diceva che avremmo avuto tutto da perdere. Se avessimo vinto, sarebbe stato merito di Valentino; se non avessimo vinto, colpa della Yamaha”. Alla fine, a prevalere fu la voce di chi disse: “Cominciamo a vincere, poi discutiamo di come impostare la comunicazione”. E il resto è storia. Un cambio di passo che, come sottolinea Brivio, ha letteralmente “cambiato la mentalità di Yamaha”, trasformando una squadra abituata a convivere con i piazzamenti in una macchina da guerra votata alla vittoria.

Un dottorato in gestione: far convivere due fuoriclasse

L’intervista tocca anche un altro tema caldo: la gestione dei piloti. Brivio, che ha avuto il compito di far convivere due personalità come Rossi e Jorge Lorenzo, ammette che quell’esperienza “equivale a un dottorato”. Un passaggio che rivela quanto il suo mestiere non sia solo tecnica e strategia, ma anche psicologia e capacità di tenere insieme ego smisurati.

Oggi, alla guida del team Trackhouse, Brivio applica la stessa lucidità. La sua carriera è costellata di successi: ha vinto il mondiale 2020 con Suzuki e Joan Mir, ha lavorato in F1 e ora scommette su giovani talenti come Raul Fernandez. Il tutto con la consapevolezza di chi ha vissuto da protagonista alcune delle pagine più belle del motociclismo.

“Ho avuto la grande fortuna di essere testimone di alcune cose importanti, di aver visto dettagli, piccoli segreti”, dice Brivio. “Da appassionato è un grande privilegio”. E in effetti, per chi ama le due ruote, sentirlo raccontare quei retroscena è come sfogliare un album di famiglia del paddock.

Questa è solo la prima puntata di un’intervista che promette altri aneddoti. E se il livello è questo, l’appuntamento è già da segnare sul calendario.

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