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MotoGP 2026. L'ing. Giulio Bernardelle racconta: "I miei 13 anni in MotoGP, tra Valentino Rossi e Gigi Dall'Igna"

L'ingegner Giulio Bernardelle racconta i suoi 13 anni in MotoGP, dal metodo Aprilia all'incontro con Valentino Rossi e Gigi Dall'Igna, offrendo uno spaccato unico sul mondo delle corse.

MotoGP 2026. L'ing. Giulio Bernardelle racconta: "I miei 13 anni in MotoGP, tra Valentino Rossi e Gigi Dall'Igna"

Il metodo Aprilia, Rossi e l’incontro con Dall’Igna: l’ingegner Bernardelle racconta 13 anni di MotoGP

C’è un filo rosso che lega l’Aprilia degli anni d’oro, l’ascesa di Valentino Rossi e la rivoluzione tecnica di Gigi Dall’Igna in Ducati. A tracciarlo è l’ingegner Giulio Bernardelle, che in una lunga intervista rilasciata a Moto.it ha ripercorso i suoi tredici anni nel Motomondiale, offrendo uno spaccato unico su metodo, piloti e filosofia di lavoro. Oggi alla guida di In-Motion Group a Verona, Bernardelle ha condiviso ricordi e riflessioni che ogni appassionato di moto dovrebbe conoscere.

Da bambino con la Stratos al reparto corse Aprilia

L’innamoramento per la meccanica, racconta Bernardelle, nasce da un suono: quello di una Lancia Stratos. “Da lì iniziai a pensare ‘io voglio fare queste cose qua’”, ha confessato. Dopo gli studi in ingegneria meccanica e uno stage in Fiat, l’ingresso in Aprilia arriva quasi per caso, grazie al professor Vittore Cossalter. Bernardelle si trova subito in un reparto corse in piena trasformazione, dove il metodo di lavoro sarebbe diventato un modello per tutto il paddock.

Valentino Rossi: il genio spensierato che sapeva ascoltare

Il primo incontro con Valentino Rossi risale al 1996, quando il pilota di Tavullia passò da privato a ufficiale Aprilia. La descrizione di Bernardelle è vivida: “Assolutamente spensierato”. Un ragazzo capace di vivere la pressione con leggerezza, per poi trasformarsi in gara. Il racconto dei test al Mugello è esemplare: Rossi prendeva paga da Marcellino Lucchi, e ammetteva senza problemi: “Guarda che è un problema mio, io non so fare quella curva della Bucine”. Un’umiltà tecnica rara, che nascondeva una capacità di apprendimento fuori dal comune.

Piloti, metodi e un rimpianto: il caso Biaggi

Tra i tanti campioni incontrati, Bernardelle tratteggia ritratti precisi. Harada è il riferimento tecnico: preciso, innovativo, capace di girare per ore nello stesso decimo. Capirossi è il pilota generoso, Melandri quello arrivato in un momento difficile, dopo l’addio di Rossi. Biaggi, invece, è il professionista che ha portato in MotoGP l’idea moderna dell’atleta. E proprio su Biaggi si consuma uno dei rimpianti più grandi dell’ingegnere: secondo quanto riferito a Moto.it, con la combinazione Honda e gomme Bridgestone, il romano avrebbe potuto giocarsi il Mondiale. Un “what if” che fa ancora discutere.

Tamada merita un capitolo a parte: non parlava inglese, ma aveva un’empatia immediata. Un esempio di come, in certi casi, il feeling umano conti più della lingua.

Il metodo Aprilia, Witteveen e l’eredità di Gigi Dall’Igna

Il cuore tecnico dell’intervista è dedicato al metodo Aprilia. Bernardelle spiega che fu Jan Witteveen a organizzare un modello con aree tecniche parallele — motore, ciclistica, elettronica — che poi è rimasto attuale anche in Ducati e nella stessa Aprilia. Un approccio che ha fatto scuola. Di Gigi Dall’Igna, l’ingegnere racconta che ha applicato quel metodo in Ducati, ricordando anche i viaggi insieme dopo il ritiro della patente: confronti accesi tra telaista e motorista, fatti di passione e competenza.

Il passaggio a Honda-Pramac-Bridgestone ha rappresentato un’altra tappa fondamentale. Bernardelle spiega la differenza culturale con i giapponesi: più lenti, ma metodici. Un approccio che ha portato risultati concreti, come il lavoro sulle Bridgestone che nel 2004 erano diventate “nettamente la gomma da avere”. Un vantaggio competitivo che, se abbinato al talento di Biaggi, avrebbe potuto cambiare la storia.

Un’eredità per i motociclisti di oggi

Per chi oggi segue la MotoGP o semplicemente ama le moto, il racconto di Bernardelle è una lezione di metodo e passione. Ci ricorda che dietro ogni campione c’è un team, dietro ogni vittoria c’è un’idea, e che il confronto tra ingegneri — anche acceso — è il motore dell’innovazione. Un patrimonio di conoscenze che, da Verona, continua a influenzare il mondo delle due ruote.

Fonte originale

https://www.moto.it/MotoGP/motogp-2026-l-ing-giulio-bernardelle-racconta-i-miei-13-anni-in-motogp-tra-valentino-rossi-e-gigi-dall-igna-video.html
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