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MotoGP 2026. Test di Jerez. Gino Borsoi difende Yamaha: "Siamo a 1.5 secondi da chi si gioca il mondiale, gran lavoro. Toprak Razgatlioglu? Deve migliorare diverse cose per essere un pilota da MotoGP"

Nei test di Jerez 2026, Yamaha è a 1.5 secondi dai top. Gino Borsoi difende il progetto e fissa le priorità, mentre Toprak Razgatlioglu deve migliorare per essere un pilota MotoGP.

MotoGP 2026. Test di Jerez. Gino Borsoi difende Yamaha: "Siamo a 1.5 secondi da chi si gioca il mondiale, gran lavoro. Toprak Razgatlioglu? Deve migliorare diverse cose per essere un pilota da MotoGP"

Il cantiere Yamaha a Jerez: Borsoi difende il progetto e fissa le priorità per il 2026

La MotoGP 2026 sta vivendo una fase di transizione tecnica affascinante, e il weekend di Jerez ha offerto spunti di riflessione importanti, specialmente per quanto riguarda il progetto Yamaha. Dopo il Gran Premio, i test ufficiali hanno visto la Casa di Iwata ancora alle prese con le difficoltà di una moto completamente nuova, ma il team manager del Pramac Yamaha, Gino Borsoi, ha voluto tracciare un quadro chiaro e realistico della situazione, difendendo il lavoro svolto finora.

Secondo quanto riportato da Moto.it, Borsoi ha spiegato che la distanza dai vertici è attualmente compresa tra 1 e 1,5 secondi al giro, un gap che, a suo dire, va contestualizzato. “Non capisco perché la gente pensi che in questo momento Yamaha non stia facendo un gran lavoro. Onestamente per me è meglio di quanto immaginassi”, ha dichiarato il tecnico friulano. La chiave di lettura è semplice: mentre i rivali con moto V4 affinano i dettagli dopo anni di sviluppo, Yamaha sta costruendo un progetto da zero.

Un progetto in divenire: tra 1000 e 850 cc

Uno dei temi caldi del paddock riguarda la possibilità che Yamaha stia già concentrando le proprie risorse sulla futura moto 850 cc, in vista del regolamento 2027. Borsoi non ha smentito, ma ha fornito una versione più sfumata. “È possibile dir tutto, però credo che Yamaha stia lavorando forte per quanto riguarda la moto di quest’anno, tenendo sempre presente che quella del prossimo anno non sarà molto distante da quella che abbiamo adesso”, ha spiegato. Il messaggio è chiaro: la base del progetto 2027 è già qui, e ogni chilometro percorso oggi è un investimento per il futuro.

Per i motociclisti italiani, abituati a vedere la MotoGP come un laboratorio a cielo aperto, questo significa che le difficoltà attuali non sono un fallimento, ma una fase fisiologica di apprendimento. “Ogni volta che andiamo in pista scopriamo delle cose, capiamo che abbiamo sbagliato, rientriamo in pista, capiamo che abbiamo sbagliato. Il più delle volte capisci che sbagli perché ogni volta che capisci che sbagli avanzi”, ha aggiunto Borsoi, sottolineando la natura sperimentale del lavoro in corso.

Toprak Razgatlioglu: talento puro, ma serve esperienza

L’attenzione dei media italiani è naturalmente caduta su Toprak Razgatlioglu, il campione del mondo Superbike approdato in MotoGP con grandi aspettative. Il turco sta faticando più del previsto, e Borsoi è stato franco nel valutare la situazione. “Deve migliorare ancora diverse cose per essere veramente un pilota MotoGP, non perché non ce l’abbia, ma perché gli manca l’esperienza”, ha dichiarato.

Il problema principale, secondo il team manager, è la gestione delle gomme, in particolare l’anteriore in fase di frenata. “Capisce che non riesce a frenare come vuole. È più la moto che guida lui che lui che guida la moto”, ha spiegato Borsoi, evidenziando un aspetto cruciale: in MotoGP, il controllo della gomma anteriore è un’arte che si apprende solo con il tempo e i chilometri. Tuttavia, il tecnico ha voluto sottolineare il carattere del pilota: “Ha vinto tre mondiali, ovviamente non accetterà mai di stare dietro. Lo capisco, ed è anche molto bravo, devo dire, perché probabilmente qualcun altro si sarebbe innervosito molto prima”.

Per il pubblico italiano, abituato a seguire le gesta di campioni come Valentino Rossi, questa analisi suona familiare: il passaggio dalla Superbike alla MotoGP è sempre stato un salto tecnico e mentale non indifferente. Razgatlioglu ha mostrato lampi di genio, come in America e nell’ultima parte della gara a Jerez, dove finalmente “era lui che guidava la moto”. Ma la continuità è ancora lontana.

Jack Miller e la pazienza necessaria

Anche Jack Miller, reduce da un periodo difficile in KTM, si trova a dover fare i conti con una moto ancora acerba. “Jack vuole dimostrare che continua a essere competitivo e in questo momento non riusciamo a dargli le armi necessarie”, ha ammesso Borsoi. Il team manager ha parlato di “nervi saldi” come qualità indispensabile per chi lavora in questo progetto, ricordando che il pilota vive di risultati immediati, mentre lo sviluppo tecnico richiede tempi più lunghi.

In definitiva, la Yamaha 2026 è un cantiere aperto, ma con una direzione chiara. Per i motociclisti italiani, che spesso guardano alla MotoGP come specchio delle proprie passioni, la lezione è che la tecnologia e l’esperienza non si improvvisano. Il lavoro di Borsoi e del suo team merita fiducia, e il tempo dirà se questo approccio paziente porterà i frutti sperati, magari già nel 2027 con il nuovo regolamento tecnico.

Fonte originale

https://www.moto.it/MotoGP/motogp-2026-test-di-jerez-gino-borsoi-difende-yamaha-siamo-a-1-5-secondi-da-chi-si-gioca-il-mondiale-gran-lavoro-toprak-razgatlioglu-deve-migliorare-diverse-cose-per-essere-un-pilota-da-motogp.html
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