Umberto Masetti: il primo Re della 500 compie 100 anni
C’è un nome che ogni appassionato di motociclismo italiano dovrebbe conoscere a memoria, e non solo per dovere di cronaca. Umberto Masetti, nato il 4 maggio 1925, avrebbe compiuto cento anni oggi. E se il tempo e la memoria collettiva tendono a sbiadire i ricordi, la storia di questo pilota parmense merita di essere raccontata con la stessa grinta con cui lui affrontava le piste di mezzo mondo.
Come riportato da Moto.it, Masetti è stato il primo italiano a conquistare il titolo mondiale della classe 500. Era il 1950, e l’Italia motociclistica usciva dalla guerra con la voglia di riscatto. Lui, in sella a una Gilera, firmò un’impresa che avrebbe segnato un’epoca. Due anni dopo, nel 1952, bissò il successo, confermandosi campione del mondo e scrivendo pagine indelebili nel cuore di chi ama le corse.
Un campione dal carattere vulcanico
Masetti non era solo un pilota: era un personaggio. Fumatore accanito, come tanti all’epoca, amava la bella vita e finì persino sulle cronache rosa per una presunta storia con la celebre Moira Orfei. Ma in sella era un animale da gara: spericolato, generoso, capace di non risparmiarsi mai. Secondo quanto diffuso da Moto.it, collezionò sei vittorie e ventitré podi su trentuno gare disputate, un ruolino da fuoriclasse assoluto. In patria fu anche sei volte campione italiano tra il 1949 e il 1955.
Il suo duello più celebre? Quello con Geoff Duke, il britannico della Norton che sembrava invincibile. Masetti lo sfidò a colpi di manetta su circuiti che oggi definiremmo pazzeschi: Spa, Assen, Ginevra. Nel 1950, dopo aver saltato il TT dell’Isola di Man, vinse tre gare in ventuno giorni, un tour de force che gli valse il titolo. L’anno seguente un brutto incidente a Berna compromise la stagione, ma nel 1952 tornò a dominare, doppiando sul Belgio e in Olanda davanti al rivale.
La vita dopo le corse: tra America, Italjet e Aprilia
La carriera di Masetti non si chiuse con i titoli. Come racconta la fonte, dopo gli anni d’oro con la Gilera, il rapporto con la casa di Arcore si incrinò quando la squadra decise di ingaggiare proprio Geoff Duke. Una scelta che Masetti visse male, e che di fatto segnò l’inizio del suo declino agonistico.
Negli anni Settanta, ormai quarantaseienne, tentò il ritorno: nel 1972 rientrò dal Sud America per correre la 200 Miglia di Imola, ma non trovò una moto. Provò anche con una Italjet 125, senza fortuna. Eppure, la sua passione per il motociclismo non si spense mai. Negli anni Novanta, come riporta Moto.it, divenne dirigente dell’Aprilia e, successivamente, direttore dell’Associazione Italiana per la Storia dell’Automobile, insieme a un altro grande come Nello Pagani.
Un finale da ricordare
Masetti morì il 29 maggio 2006 per complicazioni polmonari. Ma la sua eredità è ancora viva. Per i motociclisti italiani, il suo nome rappresenta l’alba di un’epoca gloriosa, quando le corse erano pura avventura e i piloti veri uomini di frontiera. Oggi, a cento anni dalla nascita, ricordarlo significa rendere omaggio a chi ha aperto la strada a campioni come Agostini, Read e tutti quelli che sono venuti dopo.
E chissà, magari la prossima volta che percorrerete l’A1, penserete a quel tipo all’area di servizio di Modena che, per anni, ha lavorato lontano dai riflettori. Quello era Umberto Masetti. Il primo Re della 500.
