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Pegaso 650: la moto che fece grande Aprilia

Negli anni '90, il mercato motociclistico ha vissuto una trasformazione profonda: il desiderio di avventura tipico delle enduro degli anni '80 si stava spostando verso una fruizione più stradale e turistica. In questo sc

Pegaso 650: la moto che fece grande Aprilia

Negli anni '90, il mercato motociclistico ha vissuto una trasformazione profonda: il desiderio di avventura tipico delle enduro degli anni '80 si stava spostando verso una fruizione più stradale e turistica. In questo scenario di fermento, la casa di Noale riuscì a interpretare meglio di chiunque altro la nuova tendenza. Come sottolineato in un recente approfondimento di inSella, la Aprilia Pegaso 650 non è stata solo una moto di successo, ma il modello che ha sancito il passaggio definitivo del marchio veneziano dal segmento delle piccole cilindrate a quello delle grandi cubature.

Sotto la lungimirante guida di Ivano Beggio, Aprilia comprese che per crescere era necessario uscire dalla "comfort zone" dei 50 e 125 cc. Il risultato fu una crossover – allora definita "entrofuoristrada" – capace di vendere ben 11.000 unità in tutto il mondo entro il 1994, a soli tre anni dal debutto.

Dalle 5 valvole al raffreddamento a liquido: un’evoluzione tecnica

Sebbene la dinastia Pegaso fosse iniziata con la 600 del 1990, è con la versione 650 del 1992 che avviene la vera rivoluzione. Secondo quanto riportato da inSella, i progettisti di Noale decisero di privilegiare l'affidabilità e la facilità di guida su asfalto, pur mantenendo un'estetica ispirata ai grandi raid.

Il cuore pulsante della Pegaso 650 era il monocilindrico realizzato dall'austriaca Rotax, un propulsore che si distingueva per soluzioni tecniche raffinate e oggi quasi dimenticate. La cubatura crebbe fino a 651,8 cm³, ma la vera particolarità era la distribuzione a cinque valvole disposte radialmente (tre di aspirazione e due di scarico). Rispetto alla serie precedente, il motore introdusse il raffreddamento a liquido e la distribuzione a catena anziché a cinghia. Con una potenza di 50 CV a 7.500 giri/min, questo mono offriva un'elasticità e una brillantezza che permettevano alla Pegaso di districarsi con disinvoltura sia nel traffico cittadino che nei viaggi a pieno carico, complice anche l'assenza delle odierne e restrittive normative Euro che avrebbero poi limitato il carattere di queste unità.

Ciclistica e dinamica di guida: l’agilità come marchio di fabbrica

Il segreto del successo della Pegaso 650 risiedeva nel perfetto equilibrio tra forme slanciate e un comportamento dinamico che nulla aveva da invidiare a una moto prettamente stradale. Nonostante il cerchio anteriore da 19 pollici, la moto offriva un inserimento in curva preciso e una neutralità di sterzo sorprendente per la categoria.

La ciclistica poggiava su un telaio monotrave in lamiera stampata, con montanti laterali in lega leggera pressofusa. Una nota tecnica interessante è rappresentata dalla trave centrale, che fungeva anche da serbatoio per l'olio motore. Il comparto sospensioni era di assoluto livello per l'epoca: all'anteriore trovava posto una forcella Kayaba da 41 mm, mentre al posteriore lavorava un monoammortizzatore Marzocchi con leveraggi progressivi, entrambi con un'escursione di 210 mm.

Queste caratteristiche, unite a un peso contenuto, hanno reso la Pegaso 650 una delle moto più amate dai motociclisti italiani di metà anni '90, capace di offrire comfort, prestazioni e quella maneggevolezza innata che ancora oggi la rende un modello ricordato con grande nostalgia dagli appassionati del marchio.

Fonte originale

https://www.insella.it/da-sapere/storie-di-moto/pegaso-650-moto-che-fece-grande-aprilia-72157
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