Jerez, il lunedì è di Aprilia: tre RS-GP davanti a tutti, ma Ducati risponde colpo su colpo
Se la domenica di gara a Jerez de la Frontera aveva sorriso a Ducati, il lunedì dei test collettivi ha raccontato una storia diversa. Come riportato da Insella, il circuito andaluso è stato teatro di una vera e propria battaglia a colpi di carena tra i due colossi italiani della MotoGP, con Aprilia capace di piazzare tre RS-GP ai primi tre posti della classifica dei tempi. Un risultato che, sebbene non assegni punti iridati, pesa come un macigno in ottica sviluppo e preparazione per il prossimo round di Le Mans.
Aprilia in trionfo: tre piloti nei primi tre, nuova carena e tanti dati
La giornata di Noale è stata semplicemente perfetta. Ai Ogura ha fermato il cronometro in 1'35"944, precedendo di soli 5 millesimi il compagno Raul Fernandez. Terzo tempo per il leader del mondiale Marco Bezzecchi, nonostante una scivolata nella veloce curva 11. Un poker di prestazioni che ha lasciato il segno, con i primi quattro piloti racchiusi in soli tre decimi e i primi sette in mezzo secondo.
Ma il vero focus del test per Aprilia è stato lo sviluppo aerodinamico. La RS-GP di Bezzecchi montava una nuova carena, con un cupolino modificato e due appendici laterali pronunciate, quasi delle vere e proprie ali, pensate per migliorare il carico anteriore e la stabilità in frenata. Paolo Bonora, responsabile tecnico, ha confermato che sono stati testati anche altri elementi “non visibili”, mentre sulla moto di Lorenzo Savadori spiccava un sistema di acquisizione dati posizionato sul codone, a testimonianza della meticolosità con cui Aprilia sta affinando ogni dettaglio.
Jorge Martin, che a fine anno lascerà Noale, ha invece lavorato su messa a punto ed ergonomia, chiudendo decimo. Un segnale che il campione del mondo in carica è ancora in fase di adattamento alla nuova moto, mentre i suoi compagni sembrano aver già trovato un feeling più solido.
Ducati risponde: telaio e aerodinamica per domare la GP26
Se Aprilia chiama, Ducati risponde. E la risposta di Borgo Panigale è arrivata sotto forma di un mix di soluzioni tecniche, sia aerodinamiche che di telaio. L’obiettivo dichiarato è aiutare la GP26 a entrare meglio in curva, limitando quella fastidiosa tendenza del posteriore a “spingere” la moto in inserimento, un difetto che aveva penalizzato i piloti nel weekend di gara.
Marc Marquez, primo dei ducatisti con il quarto tempo a soli 5 millesimi dal podio virtuale, ha definito alcune delle novità “cose interessanti”. Ancora più ottimista Pecco Bagnaia, che ha parlato di un test cruciale: “Serviva un passo avanti e forse abbiamo trovato un equilibrio con l’aerodinamica. Non so se lo avremo già a Le Mans, ma in Ducati si fanno miracoli e comunque spero arrivi al più presto”. Un messaggio chiaro: la Rossa non si ferma e sta lavorando per risolvere i problemi di handling emersi in questo avvio di stagione.
Yamaha, Honda, KTM: chi cresce e chi resta indietro
Nel gruppo degli inseguitori, la notizia più interessante arriva da Yamaha. Fabio Quartararo ha chiuso settimo con un ottimo 1'36"439, migliorando di tre decimi il suo miglior crono del weekend. Un segnale che il pacchetto V4 sta facendo piccoli passi avanti, ma il francese è stato lapidario: “Oggi abbiamo provato tante cose”, ha detto, lasciando intendere che la strada è ancora lunga. Male Alex Rins, solo 22esimo, mentre Augusto Fernandez non è sceso in pista.
In KTM, Pedro Acosta ha chiuso quinto provando nuove parti aerodinamiche, mentre in Tech3 Enea Bastianini ha avuto a disposizione materiale nuovo, chiudendo dodicesimo. Honda, invece, ha sorpreso per l’assenza di novità: nessuna nuova componente per HRC, che si è concentrata su setup ed elettronica. Alberto Puig ha spiegato che i giapponesi stanno cercando un “compromesso tra lo sviluppo attuale e quello della prossima stagione”, un segnale di una strategia a lungo termine forse troppo conservativa per le ambizioni dei piloti.
Cosa ci portiamo a casa da Jerez
Il test di Jerez ha confermato che la MotoGP 2026 è una lotta a tre, con Aprilia, Ducati e, a sorpresa, una Yamaha in crescita. Ma la vera battaglia, come sottolineato da Insella, è quella a colpi di carena e di telaio. Per i motociclisti italiani, appassionati di tecnologia e di prestazioni, vedere due marchi nostrani contendersi il primato dello sviluppo è motivo di orgoglio. Ma anche un monito: il campionato è ancora lungo e ogni dettaglio può fare la differenza. Le Mans, tra due settimane, sarà il primo vero banco di prova per queste novità.
