North West 200, l’incubo si ripete: un pilota perde la vita nelle qualifiche Superbike
L’edizione 2025 della North West 200, la storica gara su strada che si disputa sulle strade pubbliche dell’Irlanda del Nord, è stata segnata da una tragedia che ha gelato il cuore degli appassionati di tutto il mondo. Durante la sessione di qualifiche della classe Superbike, un pilota ha perso la vita in un incidente avvenuto alla curva Station Bend, uno dei punti più critici del tracciato di 14,5 chilometri che si snoda tra le località di Portrush, Coleraine e Portstewart.
Come riportato da Moto.it, la sessione è stata immediatamente interrotta con l’esposizione della bandiera rossa. I soccorsi sono intervenuti tempestivamente, ma per il concorrente non c’è stato nulla da fare. Il Coleraine and District Motor Club, organizzatore dell’evento, ha espresso le proprie condoglianze alla famiglia e al team del pilota, rispettando al momento la richiesta di non divulgarne l’identità. Si tratta del primo decesso al North West 200 dal 2016, quando perse la vita Malachi Mitchell-Thomas in una gara della categoria Supertwins. Con questa nuova vittima, il tragico conto sale a 20 nella storia novantasettenne della competizione.
Il prezzo della velocità sulle strade aperte
La North West 200 è, per chi ama le corse su strada, un appuntamento mitico. Nata nel 1929, è una delle gare più veloci al mondo, con velocità medie che sfiorano i 200 km/h su un percorso che non è un circuito chiuso, ma un normale tratto di strada pubblica. Qui, il confine tra eroismo e follia è sottilissimo. Muretti a bordo pista, asfalto sconnesso, dossi e l’assenza di ampie vie di fuga trasformano ogni giro in una scommessa con il destino. Nonostante i progressi tecnologici in fatto di airbag, tute e barriere gonfiabili posizionate nei punti più pericolosi, la natura stessa di queste competizioni resiste a qualsiasi contromisura.
Per il motociclista italiano, abituato a percorrere strade di montagna e passi alpini, il fascino del road racing è visceralmente comprensibile: è la stessa adrenalina che si prova su una SP60 o su un passo chiuso al traffico, portata all’estremo. Ma la realtà è che queste gare, come ha più volte sottolineato il paddock, assomigliano sempre di più a una roulette russa.
Luca Salvadori e la scia di dolore che non si ferma
Il pensiero corre inevitabilmente alla scomparsa di Luca Salvadori, pilota milanese molto amato e con un seguito social enorme, morto il 14 settembre 2024 durante una gara dell’International Road Racing Championship Superbike in Germania. La sua perdita aveva già acceso i riflettori sulla pericolosità di queste competizioni, portando molti a chiedersi se il gioco valga sempre la candela.
Ora, a distanza di pochi mesi, un’altra famiglia è in lutto. La North West 200, nonostante il suo fascino magnetico, resta una delle gare più pericolose del pianeta. Per chi segue il mondiale Superbike o la MotoGP, abituato a circuiti con ampie vie di fuga in ghiaia e asfalto, il salto mentale è enorme. Qui non ci sono run-off area: c’è un muro, un lampione, un marciapiede. Ogni errore si paga carissimo.
Cosa cambia per il motociclismo italiano?
Per i piloti italiani che sognano di cimentarsi nel road racing, questa ennesima tragedia riaccende il dibattito sulla sicurezza. A livello europeo, le normative sulla sicurezza nelle corse su strada restano un mosaico frammentato. In Italia, eventi come la “Targa Florio” motociclistica o le cronoscalate su strada aperta vivono da anni sotto la spada di Damocle di assicurazioni e permessi sempre più restrittivi. Incidenti come quello di North West 200 rischiano di irrigidire ulteriormente la posizione delle autorità, rendendo sempre più complesso organizzare gare su strada nel nostro paese.
La verità, amara, è che il road racing è un’anomalia nel mondo delle corse moderne. È un tuffo in un passato eroico dove il pilota era un gladiatore e la morte una compagna di viaggio. Ma è proprio questo a renderlo irresistibile per alcuni, e terrificante per molti altri. Mentre la North West 200 prosegue il suo programma, il mondo delle due ruote piange un altro dei suoi figli caduti in battaglia. E si interroga, ancora una volta, su quale sia il prezzo da pagare per l’ebbrezza della velocità.
