8 ruote per non cadere mai: la folle ma geniale idea di BMW
L'idea di una moto chiusa non è certo una novità assoluta, ma la soluzione recentemente depositata da BMW sotto forma di brevetto promette di riscrivere le regole della mobilità urbana. La casa di Monaco sta infatti

L'idea di una moto chiusa non è certo una novità assoluta, ma la soluzione recentemente depositata da BMW sotto forma di brevetto promette di riscrivere le regole della mobilità urbana. La casa di Monaco sta infatti esplorando una via inedita per garantire la massima stabilità ai veicoli a due ruote dotati di cellula protettiva: un sistema automatico a otto ruote ausiliarie progettato per non far cadere mai il mezzo, nemmeno da fermo.
Come funziona il sistema a otto ruote
Il cuore dell'innovazione risiede in un meccanismo di supporto intelligente e discreto. Quando il veicolo rallenta fino a fermarsi, ad esempio a un semaforo, dal telaio si dispiegano automaticamente quattro piccole ruote per lato. Questi elementi creano una base d'appoggio ampia e solida, eliminando la necessità per il conducente di mettere i piedi a terra o di azionare il cavalletto.
La genialità del progetto sta nella sua natura a scomparsa: una volta ripresa la marcia, le otto ruotine si ritirano completamente all'interno della carrozzeria. Questo permette di mantenere intatta l'agilità tipica delle due ruote e un'estetica filante, fondamentale per districarsi nel traffico congestionato delle nostre metropoli.
Un’eredità che parte dal BMW C1
Per BMW non si tratta della prima incursione nel mondo dei veicoli "ibridi" tra moto e auto. Molti ricorderanno il celebre BMW C1 degli anni Novanta, uno scooter con cellula di sicurezza e cinture che, pur essendo rivoluzionario, non ottenne il successo sperato a causa del peso elevato e dei costi di gestione. Più recentemente, il concept Vision CE ha mostrato la visione elettrica e autobilanciata del brand.
Tuttavia, questo nuovo brevetto sembra puntare a una meccanica più semplice e meno invasiva. L'obiettivo è risolvere il problema storico della stabilità senza ricorrere a complessi sistemi di contrappesi o giroscopi elettronici, che spesso rendono i prototipi troppo pesanti e costosi per la produzione in serie.
L'impatto sul commuting urbano
Per il motociclista urbano italiano, che ogni giorno affronta il pavé di Milano o i sampietrini di Roma, i vantaggi di una soluzione simile sarebbero tangibili. La protezione dagli agenti atmosferici, unita alla sicurezza di non scivolare su fondi stradali bagnati o sporchi, renderebbe questo mezzo l'alternativa definitiva all'auto.
Inoltre, la possibilità di guidare protetti da una cellula chiusa permetterebbe di spostarsi con abiti formali o da ufficio senza il timore di sporcarsi o rovinare l'abbigliamento tecnico. Dal punto di vista dell'efficienza, la sezione frontale ridotta e la migliore aerodinamica rispetto a una citycar favorirebbero consumi ridotti, un aspetto cruciale soprattutto in un'ottica di futura elettrificazione.
Sfide e scetticismo
Nonostante le premesse entusiasmanti, rimangono alcune incognite. L'aggiunta di meccanismi mobili per le otto ruote comporta inevitabilmente un aumento del peso complessivo e della complessità meccanica, richiedendo una manutenzione più attenta.
C'è poi il fattore emozionale: una parte della comunità motociclistica guarda con diffidenza a questi veicoli, temendo che l'isolamento in una cellula chiusa possa filtrare troppo quella sensazione di libertà e connessione con l'ambiente che definisce l'essenza stessa dell'andare in moto. Se però l'obiettivo è trasformare il pendolarismo urbano in un'esperienza sicura e senza stress, la "folle" idea di BMW potrebbe davvero essere la chiave di volta.
Fonte: motoblog.it
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