![Nico Cereghini: "La distanza di sicurezza, questa sconosciuta" [VIDEO]](/_next/image?url=https%3A%2F%2Fimg.stcrm.it%2Fimages%2F50068878%2FCINEMA%2F1200x%2Fscreenshot-2026-04-22-alle-18-21-58.jpg&w=3840&q=75)
Nico Cereghini: "La distanza di sicurezza, questa sconosciuta" [VIDEO]
La sicurezza stradale è un tema che spesso viene ridotto a sterili statistiche, ma chi vive la strada ogni giorno, specialmente su due ruote, sa che la realtà è fatta di comportamenti quotidiani e abitudini pericolose. T
La sicurezza stradale è un tema che spesso viene ridotto a sterili statistiche, ma chi vive la strada ogni giorno, specialmente su due ruote, sa che la realtà è fatta di comportamenti quotidiani e abitudini pericolose. Tra queste, ce n'è una che sta diventando una vera e propria piaga sociale: l'abbandono della distanza di sicurezza. In un recente e incisivo intervento pubblicato su Moto.it, il celebre giornalista Nico Cereghini ha sollevato il velo su questa problematica, definendo la distanza di sicurezza come "questa sconosciuta".
Secondo quanto diffuso da Moto.it, quello che una volta era un precetto fondamentale della guida prudente è oggi diventato un optional, quasi un segno di debolezza. La tendenza attuale vede automobilisti e autotrasportatori adottare uno stile di guida estremamente aggressivo, trasformando il tragitto quotidiano in una sorta di sfida dove stare "attaccati" al veicolo che precede è la norma.
Il Codice della Strada e il vuoto dei controlli
Dal punto di vista normativo, la questione è chiaramente regolamentata. Come ricordato nell’analisi di Cereghini su Moto.it, l'Articolo 149 del Codice della Strada parla chiaro: è obbligatorio mantenere una distanza tale da garantire l'arresto tempestivo del mezzo ed evitare collisioni. Le sanzioni previste non sono affatto leggere: si va dalle multe pecuniarie alla decurtazione dei punti dalla patente, fino alla sospensione del titolo di guida in caso di recidiva.
Tuttavia, esiste un divario profondo tra la teoria legislativa e la pratica stradale. Il problema principale individuato non è la mancanza di regole, bensì la carenza di controlli efficaci. Senza una presenza costante delle forze dell'ordine e un monitoraggio mirato su questo specifico comportamento, le sanzioni rimangono confinate sulla carta, lasciando che auto, TIR e furgoni continuino a viaggiare a pochi centimetri l'uno dall'altro, mettendo a rischio l'incolumità pubblica, in particolare quella dei motociclisti, che in caso di tamponamento sono i soggetti più vulnerabili.
Identikit del "tampinatore": dagli asociali agli ignari
L'analisi pubblicata da Moto.it delinea due profili psicologici ben distinti che popolano le nostre strade e autostrade. Da un lato troviamo gli "asociali": soggetti che guidano con arroganza, spesso convinti che i limiti di velocità e le regole di sicurezza siano per gli altri. Sono quelli che utilizzano la potenza del proprio veicolo per intimidire chi precede, ignorando le distanze come se il costo della propria vettura desse loro un diritto di precedenza assoluto sulla sicurezza altrui.
Dall'altro lato ci sono gli "ignari". Questa categoria è forse ancora più preoccupante: si tratta di conducenti che sembrano aver totalmente rimosso (o mai appreso) il concetto di distanza di sicurezza durante la scuola guida. Per loro, stare incollati al paraurti di chi precede è un gesto privo di consapevolezza del rischio, una mancanza di educazione stradale di base che li rende pericoli vaganti.
Per arginare questo fenomeno, la proposta è chiara: non bastano le leggi, servono provvedimenti urgenti. Cereghini suggerisce l'impiego di agenti in borghese su auto civette e massicce campagne di informazione per riportare l'attenzione su un gesto tanto semplice quanto vitale. Per chi viaggia in moto, vedere nello specchietto un muso di un'auto troppo vicino non è solo fastidioso, è una minaccia diretta che richiede un cambio di rotta culturale e repressivo immediato.
Fonte originale

