In MotoGP il terzo pilota in ogni squadra come nella F1? No grazie
Liberty Media punta ad uniformare MotoGP e F1 con l'introduzione del terzo pilota. Una proposta che sta già dividendo addetti ai lavori e appassionati.

L'ingresso di Liberty Media nel mondo della MotoGP sta iniziando a produrre i primi scossoni regolamentari e filosofici. Il colosso americano, già proprietario della Formula 1, punta a uniformare il format delle due competizioni più prestigiose del motorsport e l’ultima proposta sul tavolo ha già fatto storcere il naso a molti addetti ai lavori: l’introduzione obbligatoria del "terzo pilota" per ogni squadra.
La griglia sempre piena: l'ossessione di Liberty Media
L’idea di base è semplice e ricalca quanto già avviene nel Circus delle quattro ruote: ogni team dovrebbe avere a disposizione un pilota di riserva permanente, pronto a scendere in pista in qualsiasi momento per sostituire un titolare infortunato. Con l'attuale calendario che prevede 22 Gran Premi e, grazie all'introduzione delle Sprint Race, ben 44 partenze totali, il rischio di infortuni è aumentato esponenzialmente.
Per Liberty Media, vedere caselle vuote sulla griglia di partenza rappresenta un danno d’immagine e un depotenziamento dello spettacolo televisivo. L'obiettivo è dunque la "full grid" garantita in ogni singolo appuntamento stagionale, eliminando i tempi morti tra l'incidente di un titolare e la sua sostituzione.
Le ragioni del "No" dei costruttori
Attualmente, il regolamento MotoGP concede alle squadre un margine di dieci giorni per trovare un sostituto, permettendo di fatto di "saltare" la gara immediatamente successiva a quella dell'infortunio. Le case costruttrici e i team indipendenti, tuttavia, fanno muro contro la proposta americana per due motivi principali: i costi e la reperibilità dei piloti.
Sul fronte economico, mantenere un terzo pilota "attivo" e presente nel box dal giovedì alla domenica per tutta la stagione farebbe lievitare sensibilmente i budget. C’è poi il problema della qualità: dove si possono trovare undici piloti di livello mondiale disposti a passare l'anno chiusi in un box, pronti a subentrare solo in caso di sfortuna altrui?
Un esempio calzante per il pubblico italiano è quello di Andrea Dovizioso. Nonostante sia ancora in ottima forma e disponibile per sessioni di test, un pilota del suo calibro difficilmente accetterebbe un ruolo di "riserva fissa" per 22 weekend l'anno. Il rischio è quello di dover ripiegare su profili non all’altezza della classe regina, snaturando la competitività della griglia.
Verso un compromesso "alla Michele Pirro"
La trattativa tra Ezpeleta (Dorna) e la MSMA (l'associazione dei costruttori) è nel pieno dello svolgimento e, come spesso accade, la soluzione potrebbe trovarsi a metà strada attraverso un accordo economico. Attualmente, MotoGP SEG versa un contributo di circa 2,5 milioni di euro per ogni moto, ma i team ne chiedono almeno 3 per coprire le spese del terzo pilota.
È probabile che si arrivi a un compromesso: non un pilota per ogni squadra, ma un pilota di riserva per ogni casa costruttrice. Un modello che in Italia conosciamo bene grazie a Michele Pirro e alla Ducati. Pirro rappresenta l'eccellenza in questo ruolo: collaudatore sopraffino, wild-card di lusso e sostituto affidabile. Replicare questa figura per ogni marchio permetterebbe di garantire la copertura delle moto in pista senza gravare eccessivamente sui singoli team satellite, mantenendo alto il livello tecnico della competizione.
Per l'appassionato italiano, questo cambiamento significherebbe non vedere più moto ufficiali ferme ai box durante i weekend di gara, assicurando che lo spettacolo per cui si paga il biglietto o l'abbonamento sia sempre completo, pur con l'incognita di veder correre piloti che, inevitabilmente, avranno meno ritmo gara rispetto ai titolari.
Fonte: moto.it
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